Tra riallineamento delle risorse e timori del settore: cosa cambia davvero dopo la riduzione dei fondi
Il taglio alle risorse del PNRR destinate alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) non mette in discussione il raggiungimento degli obiettivi energetici nazionali, ma rappresenta un’operazione di “responsabilità” e di riallineamento tra risorse disponibili e fabbisogni effettivi. È questa la linea ribadita dal Governo dopo la riduzione della dotazione complessiva da 2,2 miliardi a 795,5 milioni di euro, ufficializzata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) il 21 novembre 2025.
Una decisione che ha suscitato forti perplessità tra enti locali, operatori e soggetti aggregatori, soprattutto perché le CER erano state presentate come uno degli strumenti cardine della transizione energetica nei territori, capaci di coniugare produzione rinnovabile, autoconsumo collettivo e coinvolgimento delle comunità.
La posizione del Governo: obiettivi rispettati, fondi riallineati
Nelle risposte fornite in sede parlamentare alle interrogazioni sul tema, l’Esecutivo ha chiarito che la rimodulazione rientra nella revisione complessiva del PNRR concordata con la Commissione europea. L’obiettivo dichiarato è evitare il rischio di fondi non utilizzabili e quindi di restituzioni all’Unione europea, salvaguardando al contempo i target di potenza rinnovabile associati alla misura.
Secondo il Governo, il punto centrale è il cambiamento di architettura dell’incentivo. Nel 2021 la misura era stata costruita ipotizzando un sostegno prevalentemente sotto forma di prestiti a tasso zero, fino al 100% dei costi ammissibili. Con la revisione del 2023, invece, il meccanismo è stato trasformato in contributi in conto capitale, con un’intensità massima del 40%, in linea con le regole europee sugli aiuti di Stato.
Questo passaggio, nella ricostruzione dell’Esecutivo, avrebbe ridotto significativamente il fabbisogno finanziario a parità di obiettivi, rendendo non necessario mantenere una dotazione teorica da 2,2 miliardi. A rafforzare questa tesi vengono richiamati anche i dati sulla domanda: al 15 ottobre 2025 risultavano presentate 16.300 domande per circa 475 milioni di euro di contributi richiesti.
Il nodo della chiusura dello sportello e le interrogazioni parlamentari
Di segno critico l’interrogazione dell’On. Vinicio Peluffo (PD), che ha sollevato il rischio che il taglio, arrivato a ridosso della chiusura dello sportello, possa equivalere a una chiusura anticipata di fatto della politica di sostegno alle CER rispetto agli impegni iniziali.
A supporto di questa preoccupazione viene citato il dato del GSE aggiornato al 20 novembre 2025, che parla di richieste pari a 772,5 milioni di euro per una potenza complessiva di circa 1,76 GW. La risposta del Governo respinge però questa lettura, sottolineando che il target PNRR di nuova capacità rinnovabile associata alla misura – fissato ad almeno 1.730 MW – risulterebbe comunque superato sulla base delle istanze presentate.
Progetti ammissibili ma non finanziati: il rischio overbooking
Più operativa e concreta l’interrogazione dell’On. Cappelletti (M5S), che si concentra sugli effetti pratici del taglio una volta chiuso lo sportello. La domanda è chiara: quante richieste, pur presentate nei termini e potenzialmente ammissibili, rischiano di restare senza copertura finanziaria?
Secondo i dati citati nell’atto, entro la scadenza del 30 novembre 2025 le domande avrebbero raggiunto 1.456 milioni di euro per una potenza complessiva di 3.343,8 MW, numeri che, se confermati dopo le istruttorie, evidenzierebbero un possibile overbooking rispetto alla dotazione rimodulata.
Il Governo invita alla cautela, sostenendo che solo al termine delle verifiche tecniche sarà possibile stabilire quante domande siano effettivamente idonee e quale sia lo scarto reale tra richieste ammissibili e risorse disponibili.
Le criticità segnalate dal settore
Al di là del confronto politico, nel mondo delle CER emergono preoccupazioni molto concrete. Tra i principali punti critici segnalati da amministrazioni locali e operatori:
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incertezza sui criteri di selezione e sulle eventuali graduatorie, con la domanda su quali progetti verranno finanziati e in che tempi;
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rischio di rallentamenti istruttori da parte del GSE, con possibili colli di bottiglia incompatibili con le scadenze del PNRR;
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costi già sostenuti per studi di fattibilità, progettazione e iter autorizzativi, avviati quando la dotazione era di 2,2 miliardi;
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pericolo di stop o rinvio per iniziative tecnicamente pronte ma prive di copertura finanziaria;
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criticità nella comunicazione istituzionale, con il taglio annunciato a ridosso della chiusura dello sportello e senza un quadro immediato su scorrimenti e rifinanziamenti.
Per gli operatori, il problema non è solo l’ammontare delle risorse residue, ma la prevedibilità delle regole e dei tempi.
Cosa promette il Governo per i progetti esclusi
L’Esecutivo riconosce che alcuni progetti idonei potrebbero restare temporaneamente esclusi per mancanza di capienza, ma assicura che non verrebbero persi. Secondo la linea ufficiale, tali progetti manterrebbero i requisiti per eventuali scorrimenti di graduatoria e potrebbero essere finanziati attraverso risorse aggiuntive.
Il MASE dichiara inoltre di essere al lavoro per intercettare ulteriori fondi, nazionali, regionali o europei, anche grazie a una facility dedicata presso il GSE. Tuttavia, resta un nodo decisivo: la reale disponibilità di queste risorse e la loro compatibilità con le tempistiche stringenti del Piano.
Una partita ancora aperta
A sportello chiuso, il confronto si sposta ora dall’annuncio politico all’attuazione concreta. I punti chiave su cui il settore attende risposte rapide sono:
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i tempi di chiusura delle istruttorie;
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la pubblicazione di graduatorie e criteri di priorità;
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l’eventuale fabbisogno finanziario residuo dopo le verifiche;
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la possibilità di rifinanziamenti compatibili con le scadenze PNRR.
La differenza tra una misura “salvata” e una misura “interrotta di fatto” dipenderà dalla capacità di tradurre le promesse di monitoraggio, scorrimenti e nuove risorse in procedure chiare, verificabili e tempestive.